Piccoli grandi stage!

Nell’Aikikai d’Italia come in molte altre associazioni ogni anno vengono organizzati moltissimi seminari, che si svolgono generalmente nei fine settimana. Tutti questi seminari sono condotti da grandi maestri giapponesi (o europei, vedi il caso di Tissier ed altri) che vengono in visita in Italia per seguire lo sviluppo degli allievi che li hanno come punto di riferimento e da maestri di lungo corso italiani, che con la loro lunga esperienza cercano di tenere vivo l’enorme bagaglio tecnico dell’Aikido. In buona parte di questi casi a giovarsi dell’insegnamento sono soprattutto i gradi più avanzati, perché i grandi maestri hanno già un linguaggio molto articolato che porta avanti un discorso cominciato molto tempo fa. Non è impossibile inserirsi e imparare qualcosa, ma credo che nel caso di un principiante assoluto, o di quel filone in particolare, quello che uno ne possa ricevere è un’immagine di qualcosa a cui aspirare o di un lavoro che ha seguito uno specifico percorso. Quale percorso formativo deve seguire allora un praticante di Aikido? Se avete letto già altri articoli sul blog conoscete l’importanza che do alla pratica assidua nel proprio dojo sotto l’occhio attento del proprio responsabile, oltre questo ci sono piccoli stage che secondo me hanno un enorme valore formativo. Li definisco piccoli stage perché sono tenuti da maestri che sono 3°-4°-5° dan, che non hanno nomi molto conosciuti ma che come il vostro insegnante sono a loro volta responsabili di corsi frequentati da persone principianti ed intermedie. Non girano il mondo dalla mattina alla sera, ma con premura costruiscono una pratica solida per i propri allievi, costruiscono il loro linguaggio didattico arricchendolo di parole ed esempi che hanno visto permettere di raggiungere più facilmente la comprensione di una tecnica o di un movimento. Un esempio di questo genere di stage sono quelli organizzati dall’Aikikai Milano, il dojo storico fondato e sviluppato dal maestro Fujimoto e portato avanti dai suoi allievi oggi, che sono rivolti uno ai gradi mu, 6° e 5° e l’altro al 5°-4°-3° kyu, e che di solito sono tenuti tra la fine di gennaio e marzo. Soprattutto il seminario rivolto ai gradi intermedi è un’ottimo stage che ha visto alternarsi insegnanti molto validi (Emilio Cardia, Fabrizio Bottacin, Andrea Re, Laura Benevelli, Cristina Sguinzo), impegnati nel costruire un percorso didattico intorno alle tecniche di quei gradi specifici. Il valore di questo stage è così alto che ogni anno con la scusa di accompagnare i miei allievi vi ho partecipato arricchendo non solo il mio bagaglio tecnico ma anche didattico, cercando di fare mie le soluzioni di insegnamento ogni volta proposte. Si tratta di persone che si sono formate seguendo lo stesso modello didattico, il maestro Fujimoto, ma che ovviamente hanno assorbito e fatto proprio il suo metodo secondo le proprie inclinazioni. Questo ha una grande importanza perché a volte un mio allievo che si è arenato su una mia spiegazione grazie ad un modo comunicativo differente riesce a superare l’impasse. Più o meno per lo stesso motivo questi “piccoli” stage sarebbero il modo migliore per avvicinarsi ad una pratica che magari si trova interessante ma che non si è ancora avuto modo di sperimentare pienamente perché differente da quella solita del proprio dojo. Vedo molte persone condividere sui social i video del maestro Fujimoto, pieni d ammirazione per la bellezza ed ampiezza dei suoi movimenti, e leggo come per molti di loro si è trattato di un evento non ripetibile, ed invece penso a come il maestro abbia elaborato una didattica ben precisa, tesa ad acquistare una ben precisa forma, e che questa didattica non è andata perduta ma viene tenacemente portata avanti dai suoi allievi, che si incontrano, confrontano e portano avanti quell’eredità. E questo credo non valga solo per il maestro Fujimoto ma sia un lavoro comune di tutti quei responsabili di dojo senza nomi altisonanti che si muovono sul territorio rispondendo prima di tutto ad un forte senso di responsabilità.
Detto questo, se in particolare siete interessati all’Aikido del maestro Fujimoto, e volete assaggiare il lavoro che egli ha proposto per anni, invece di sospirare davanti ai suoi video vi invito a ritrovarci sul tatami in occasione dello stage che ospiterò a Roma con gli stessi insegnanti che quest’anno hanno condotto il seminario per i 5°-4°-3° kyu a Milano, i maestri Bottacin e Benevelli.
Qui sotto la foto della locandina.
seminario Roma

La nostra vecchia pagina dei video

montaggio video della pratica durante le lezioni al Kikai dojo, sono passati un po’ di anni da allora.

parte di una breve dimostrazione tenuta al liceo scientifico Landi di Velletri durante la giornata dello studente del febbraio 2009

alcuni video del maestro Fujimoto nostro punto di riferimento per la didattica dell’aikido




Come ho cominciato la pratica dell’Aikido

Il brano che segue è tratto dalla vecchia pagina introduttiva del sito, e racconta come abbia cominciato la pratica dell’Aikido:

“La prima volta che sentii parlare di aikido ero ancora uno studente, tutto ciò che riuscii a mettere insieme fu una serie di notizie confuse: chi parlava di questa arte marziale come fosse una danza, chi ne esaltava la sua derivazione dalle tecniche di spada dei samurai, alla fine mosso dalla curiosità decisi di andare a vedere una lezione all’unico dojo di cui avevo reperito l’ubicazione, la vecchia sede del dojo centrale di via Eleniana, ebbi la sfortuna e l’ingenuità di non trovarvi alcuna lezione non essendomi informato preventivamente degli orari.

Per circa un anno la mia curiosità si sopì, finché una sera dell’estate del 1995 mi imbattei nell’ultimo frammento di una manifestazione di arti marziali che trasmettevano in tv, c’era un anziano giapponese, molto magro e dalle orecchie a sventola, vestito con degli ampi pantaloni grigi, che ripetutamente proiettava il suo attaccante con il minimo sforzo apparente, rimasi istantaneamente affascinato e mi ero appena deciso a praticare l’arte in questione quando scoprii grazie al commentatore che stavo osservando proprio l’aikido.

Iniziai a praticare ad ottobre, ma fu solo dopo un po’ che scoprii che la manifestazione che ero riuscito a seguire in tv era una ripresa della celebrazione del trentennale dell’Aikikai d’Italia, che cadeva nel 1994, trasmessa in ampia differita proprio per me, o almeno così mi piace pensare, e che l’elegante signore in questione era Kisshomaru Ueshiba, nientemeno che il figlio del fondatore dell’aikido e a quel tempo referente principale di tutti i praticanti nel mondo. Insomma avevo avuto la fortuna di osservare l’arte quando vive tramite una persona.

Kisshomaru Ueshiba è rimasto per me una figura speciale, ancor più negli anni quando ho scoperto che la diffusione e la portata dell’aikido nel mondo è stata principalmente merito suo, e sebbene possa sembrare strano, ancor più quando ho realizzato quanto difficile debba essere stato essere figlio di un personaggio ormai leggendario come O’Sensei, è davvero difficile crescere all’ombra di un personaggio così grande e trovare il proprio posto al sole senza clamore, evidentemente Kisshomaru Ueshiba riusciva a portare la sua eleganza ben al di fuori del tatami.

E’ naturale che oggi io dedichi questo sito e il dojo alla sua memoria. KisshomaruUeshibasensei, doumoarigatougozaimashita.”

Marco D’Amico