Come rematori affiatati

Quando si guarda ad un anno didattico che sta per cominciare la prima domanda che ci si pone è “quale indirizzo dare alle lezioni? Su cosa si vuole lavorare in particolare?”. Non sono domande semplici ed è necessario avere prima di tutto chiaro quale sia stato il risultato dell’anno precedente. Aver osservato i propri allievi agli esami di fine corso, i punti critici su cui si sono arenati, la loro partecipazione alle lezioni e ai seminari che si sono proposti è importantissimo. Ogni responsabile di dojo lo fa per i propri allievi, ma allo stesso tempo è necessario anche che l’insieme degli insegnanti che perseguono una didattica condivisa cerchino di fissare un obiettivo comune, confrontandosi tra loro, ma anche con gli allievi altrui che come uno specchio appena pulito restituiscono un’immagine più fresca. Ritrovarsi insieme tra dojo diversi ad inizio anno diventa così un’ottima occasione per porre le fondamenta e tracciare un percorso di un nuovo anno didattico, più immersiva sarà l’esperienza e maggiore sarà il profitto, nasce così l’idea di uno stage residenziale. Chi ha avuto la fortuna di frequentare lo stage di Laces condotto dal maestro Fujimoto può già aver vissuto parzialmente questa esperienza, laces è un paese abbastanza piccolo e chi frequenta il seminario si ritrova spesso fuori dal tatami anche a pranzo e cena condividendo molto tempo assieme. In quell’occasione però era il maestro che tirava le fila dell’anno passato dal punto di vista didattico e piantava i semi per quello a venire, ed allo stesso tempo ci osservava, me ne rendo conto ora, con davvero un’enorme pazienza. A Macerata ci ritroveremo quest’anno con il proposito di costruire tra dojo diversi un legame simile a quello che siamo stati così fortunati da aver potuto costruire tra noi insegnanti quando il maestro ancora ci accompagnava. Da venerdì 7 settembre fino a domenica 9, insegnanti e allievi saranno ospiti della stessa struttura, praticando sul tatami, studiando jo e bokken all’aperto, vivendo insieme i momenti conviviali, in modo da conoscerci e abbattere in modo sincero le barriere tra alto e basso. Non c’è praticante di Aikido che possa giovarsi nella pratica nell’isolamento, e più di qualunque lascito tecnico il maestro Fujimoto ha inculcato in noi l’idea che progredire nell’Aikido vuol dire trovare persone con cui praticare in modo paritario, nel senso del rispetto reciproco delle proprie capacità e livello. Se qualcuno è più bravo di noi dobbiamo dare il nostro massimo e approfittare per apprendere di più, se qualcuno lo è di meno dobbiamo adeguarci alle sue capacità ma restare allo stesso tempo stimolanti. Trasmettere questa idea di pratica nel concreto non è semplice, bisogna davvero trovare persone che con affiatamento si pongano lo stesso obiettivo, magari proprio perché sono state educate nello stesso momento, ed è per questo che credo che lavorare con Fabrizio, Koji e Laura sia così importante per me e i miei allievi. Che abbiate avuto l’opportunità di seguire il maestro Fujimoto o meno, se credete che praticare Aikido voglia dire confrontarsi sinceramente, e in modo affiatato senza timore costruire una pratica che non è dimostrativa ma costruttiva allora spero di ritrovarvi a Macerata per questo stage residenziale. Non siamo dei grandi maestri ma seguiamo con tenacia un grande insegnamento.

Piccoli grandi stage!

Nell’Aikikai d’Italia come in molte altre associazioni ogni anno vengono organizzati moltissimi seminari, che si svolgono generalmente nei fine settimana. Tutti questi seminari sono condotti da grandi maestri giapponesi (o europei, vedi il caso di Tissier ed altri) che vengono in visita in Italia per seguire lo sviluppo degli allievi che li hanno come punto di riferimento e da maestri di lungo corso italiani, che con la loro lunga esperienza cercano di tenere vivo l’enorme bagaglio tecnico dell’Aikido. In buona parte di questi casi a giovarsi dell’insegnamento sono soprattutto i gradi più avanzati, perché i grandi maestri hanno già un linguaggio molto articolato che porta avanti un discorso cominciato molto tempo fa. Non è impossibile inserirsi e imparare qualcosa, ma credo che nel caso di un principiante assoluto, o di quel filone in particolare, quello che uno ne possa ricevere è un’immagine di qualcosa a cui aspirare o di un lavoro che ha seguito uno specifico percorso. Quale percorso formativo deve seguire allora un praticante di Aikido? Se avete letto già altri articoli sul blog conoscete l’importanza che do alla pratica assidua nel proprio dojo sotto l’occhio attento del proprio responsabile, oltre questo ci sono piccoli stage che secondo me hanno un enorme valore formativo. Li definisco piccoli stage perché sono tenuti da maestri che sono 3°-4°-5° dan, che non hanno nomi molto conosciuti ma che come il vostro insegnante sono a loro volta responsabili di corsi frequentati da persone principianti ed intermedie. Non girano il mondo dalla mattina alla sera, ma con premura costruiscono una pratica solida per i propri allievi, costruiscono il loro linguaggio didattico arricchendolo di parole ed esempi che hanno visto permettere di raggiungere più facilmente la comprensione di una tecnica o di un movimento. Un esempio di questo genere di stage sono quelli organizzati dall’Aikikai Milano, il dojo storico fondato e sviluppato dal maestro Fujimoto e portato avanti dai suoi allievi oggi, che sono rivolti uno ai gradi mu, 6° e 5° e l’altro al 5°-4°-3° kyu, e che di solito sono tenuti tra la fine di gennaio e marzo. Soprattutto il seminario rivolto ai gradi intermedi è un’ottimo stage che ha visto alternarsi insegnanti molto validi (Emilio Cardia, Fabrizio Bottacin, Andrea Re, Laura Benevelli, Cristina Sguinzo), impegnati nel costruire un percorso didattico intorno alle tecniche di quei gradi specifici. Il valore di questo stage è così alto che ogni anno con la scusa di accompagnare i miei allievi vi ho partecipato arricchendo non solo il mio bagaglio tecnico ma anche didattico, cercando di fare mie le soluzioni di insegnamento ogni volta proposte. Si tratta di persone che si sono formate seguendo lo stesso modello didattico, il maestro Fujimoto, ma che ovviamente hanno assorbito e fatto proprio il suo metodo secondo le proprie inclinazioni. Questo ha una grande importanza perché a volte un mio allievo che si è arenato su una mia spiegazione grazie ad un modo comunicativo differente riesce a superare l’impasse. Più o meno per lo stesso motivo questi “piccoli” stage sarebbero il modo migliore per avvicinarsi ad una pratica che magari si trova interessante ma che non si è ancora avuto modo di sperimentare pienamente perché differente da quella solita del proprio dojo. Vedo molte persone condividere sui social i video del maestro Fujimoto, pieni d ammirazione per la bellezza ed ampiezza dei suoi movimenti, e leggo come per molti di loro si è trattato di un evento non ripetibile, ed invece penso a come il maestro abbia elaborato una didattica ben precisa, tesa ad acquistare una ben precisa forma, e che questa didattica non è andata perduta ma viene tenacemente portata avanti dai suoi allievi, che si incontrano, confrontano e portano avanti quell’eredità. E questo credo non valga solo per il maestro Fujimoto ma sia un lavoro comune di tutti quei responsabili di dojo senza nomi altisonanti che si muovono sul territorio rispondendo prima di tutto ad un forte senso di responsabilità.
Detto questo, se in particolare siete interessati all’Aikido del maestro Fujimoto, e volete assaggiare il lavoro che egli ha proposto per anni, invece di sospirare davanti ai suoi video vi invito a ritrovarci sul tatami in occasione dello stage che ospiterò a Roma con gli stessi insegnanti che quest’anno hanno condotto il seminario per i 5°-4°-3° kyu a Milano, i maestri Bottacin e Benevelli.
Qui sotto la foto della locandina.
seminario Roma