Domenica 9 dicembre, il dojo Kikai organizza uno stage del maestro Foglietta a Roma. Abbiamo cercato una sede adatta e l’abbiamo trovata in una palestra storica del capoluogo: l’Audace. La sala Gigli dell’Audace è da molto tempo adibita a dojo e vi si svolgono lezioni di Judo e Aikido, è un luogo pregno di storia, basti sapere che dal 1915 ad oggi ha ospitato campioni di boxe e di scherma, ed è tutelata dalla Protezione dei Beni Culturali.
Il dojo si trova vicinissimo alla fermata di metro Colosseo (sono due fermate sulla linea B dalla stazione Termini), a due passi da questa storica arena. Abbiamo stabilito l’orario di inizio lezione nella tarda mattinata in modo che anche chi viene da fuori riesca a partecipare con meno difficoltà. L’anno scorso nel portare il maestro Foglietta a Velletri ci siamo proposti in primis di far conoscere questo ottimo maestro qui da noi, ma soprattutto di portare avanti la tradizione dell’insegnamento della didattica del maestro Fujimoto a Roma. Chi già conosce e apprezza quella didattica o volesse avvicinarvisi può spendere una giornata sul tatami praticando con impegno insieme a noi, daremo il massimo per lasciarvi stanchi ma soddisfatti. Spero di vedervi sul tatami e di poter praticare con ognuno di voi.
ciao Marco
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Aikido e lingua giapponese 1
Volevo mettere giù per iscritto alcune osservazioni che si ripetono spesso durante la pratica, e che magari possono aiutare gli allievi a comprendere più facilmente alcuni termini.
i verbi della lingua giapponese si dividono in tre gruppi: godan, ichidan e irregolari. Godan vuol dire in modo semplice che quando questi verbi vengono coniugati lo si fa usando le 5 desinenze (parte finale della parola) tipiche dell’alfabeto sillabico giapponese, cioè si seguono i cingue (五=go) gradini (段=dan) del classico schema dell’alfabeto:
| A | Ka | Sa | Ta | Na | Ma | Ya | Ra | Wa | N |
| I | Ki | Shi | Chi | … | Ri | ||||
| U | Ku | Su | Tsu | … | Ru | ||||
| E | Ke | Se | Te | … | Re | ||||
| O | ko | So | To | … | Ro |
mi sono limitato alle prime quattro colonne perché comprendono sia la regola che le eccezioni, a-i-u-e-o e ka-ki-ku-ke-ko sono normali, la colonna del gruppo sillabico sa e ta presentano alcune eccezioni (shi,chi, tsu), il resto è sostanzialmente regolare, ha giusto qualche buco.
i verbi del gruppo ichidan, uno scalino, si coniugano solo sulla radice dello scalino -e, li vedremo meglio un’altra volta.
i verbi irregolari fanno come gli pare ovviamente.
Torniamo ai godan, e scegliamo due verbi che usiamo spesso per illustrare la facilità della coniugazione per questo caso specifico (uno segue la colonna -ra regolare, l’altro la colonna -ta che ha più eccezioni) : 切る kiru e 打つ utsu.
U-questa desinenza ci da il verbo all’infinito e al presente nella forma piana (un modo di esprimersi da usare solo tra conoscenti): 切る kiru = tagliare, o io taglio, tu tagli etc… e 打つ utsu = colpire, io colpisco etc..
I-questa desinenza ci da la base per costruire l’infinito e il presente nella forma -masu -ます, un modo di esprimersi già più cortese: 切ります kiri+masu = tagliare, o io taglio, tu tagli etc… e 打ちます uchi+masu = colpire, io colpisco etc… Nota bene che i verbi con -masu si comportano come un verbo godan che segue la colonna -sa.
E-questa desinenza ci permette di costruire una forma d’imperativo molto forte, e che fuori contesto risulta cafona, ma nell’ambiente delle arti marziali si usa spesso un po’ a mo’ di sfida: 切れ KIRE! = TAGLIA!! 打 UTE! = COLPISCI(MI)! , credo che tutti si ricordino l’esercizio proposto dal maestro Fujimoto dove tori al centro di un gruppo di persone armate di bokken ordinava di essere attaccato. Questa forma di imperativo si addolcisce e diventa una forma di incoraggiamento tipica quando usiamo il verbo 頑張る がんばる gambaru = persistere, avrete sentito in qualche occasione i giapponesi incitarsi (o incitarvi) con l’urlo がんばれ GAMBARE! = RESISTI!
O-questa desinenza ci permette di costruire la forma volitiva, cioè quella dove si propone, a noi e ad altri, di fare qualcosa. Con kiru e utsu non mi viene in mente alcun esempio sensato, prendiamo in prestito はじめます hajimemasu = cominciare, quante volte ad inizio lezione avrete sentito はじめましょ hajimemasho = “forza cominciamo!”
A-questa desinenza ci permette di costruire la forma negativa, aggiungendo dopo la -a NAI: 切らない kira+nai = non tagliare, o io non taglio, tu non tagli etc… e 打たない uta+nai= non colpire, io non colpisco etc…Per esempio quando lavorate a ritmo con il vostro compagno, senza distrazioni, con la piena consapevolezza dello zanshin fra una tecnica e l’altra lo farete magari perché il maestro vi ha invitato a
“気を切らない ki o kiranai = non recidere il ki” a non interrompere quella condizione mentale ed emotiva che vi lega al compagno
Bene, vi ho dato un’idea di base di come coniugare i verbi godan, provate a giocare con questi verbi:
aruk-u = camminare (il volitivo lo sentite chiaramente nella canzoncina di totoro)
or-u = piegare
kik-u = ascoltare
mawas-u= girare, ruotare
Aggiungo un ultimo punto, quando per i verbi godan usiamo la desinenza in -i senza aggiungere altro otteniamo la sostantivizzazione del verbo, è una cosa molto importante nella nomenclatura dell’aikido, perché si usa moltissimo nei composti. 切り kiri vuol dire il taglio (o il tagliare), 打ち uchi vuol dire il colpo (o il colpire). Avremo allora 四方切り shi(4)hou(direzioni)giri(taglio) il taglio in quattro direzioni, 横面打ち yoko(orizzontale,laterale)men(superficie)uchi(colpo) il colpo alla tempia.
magari su questo tipo di uso torneremo altre volte perché ci sono moltissimi esempi, provate ad immaginare il significato di uchimawashi e sotomawashi.
ciao
marco
Comincia il nuovo anno accademico
Il dojo Kikai a Roma riparte dal 3 settembre con le lezioni adulti, e dal 10 con quelle dei bamibini!!!
A velletri ripartiamo con adulti e bambini dal 14, e a Terni dal 17.
ci vediamo sul tatami.
marco
La nostra vecchia pagina dei video
montaggio video della pratica durante le lezioni al Kikai dojo, sono passati un po’ di anni da allora.
parte di una breve dimostrazione tenuta al liceo scientifico Landi di Velletri durante la giornata dello studente del febbraio 2009
alcuni video del maestro Fujimoto nostro punto di riferimento per la didattica dell’aikido
Come ho cominciato la pratica dell’Aikido
Il brano che segue è tratto dalla vecchia pagina introduttiva del sito, e racconta come abbia cominciato la pratica dell’Aikido:
“La prima volta che sentii parlare di aikido ero ancora uno studente, tutto ciò che riuscii a mettere insieme fu una serie di notizie confuse: chi parlava di questa arte marziale come fosse una danza, chi ne esaltava la sua derivazione dalle tecniche di spada dei samurai, alla fine mosso dalla curiosità decisi di andare a vedere una lezione all’unico dojo di cui avevo reperito l’ubicazione, la vecchia sede del dojo centrale di via Eleniana, ebbi la sfortuna e l’ingenuità di non trovarvi alcuna lezione non essendomi informato preventivamente degli orari.
Per circa un anno la mia curiosità si sopì, finché una sera dell’estate del 1995 mi imbattei nell’ultimo frammento di una manifestazione di arti marziali che trasmettevano in tv, c’era un anziano giapponese, molto magro e dalle orecchie a sventola, vestito con degli ampi pantaloni grigi, che ripetutamente proiettava il suo attaccante con il minimo sforzo apparente, rimasi istantaneamente affascinato e mi ero appena deciso a praticare l’arte in questione quando scoprii grazie al commentatore che stavo osservando proprio l’aikido.
Iniziai a praticare ad ottobre, ma fu solo dopo un po’ che scoprii che la manifestazione che ero riuscito a seguire in tv era una ripresa della celebrazione del trentennale dell’Aikikai d’Italia, che cadeva nel 1994, trasmessa in ampia differita proprio per me, o almeno così mi piace pensare, e che l’elegante signore in questione era Kisshomaru Ueshiba, nientemeno che il figlio del fondatore dell’aikido e a quel tempo referente principale di tutti i praticanti nel mondo. Insomma avevo avuto la fortuna di osservare l’arte quando vive tramite una persona.
Kisshomaru Ueshiba è rimasto per me una figura speciale, ancor più negli anni quando ho scoperto che la diffusione e la portata dell’aikido nel mondo è stata principalmente merito suo, e sebbene possa sembrare strano, ancor più quando ho realizzato quanto difficile debba essere stato essere figlio di un personaggio ormai leggendario come O’Sensei, è davvero difficile crescere all’ombra di un personaggio così grande e trovare il proprio posto al sole senza clamore, evidentemente Kisshomaru Ueshiba riusciva a portare la sua eleganza ben al di fuori del tatami.
E’ naturale che oggi io dedichi questo sito e il dojo alla sua memoria. KisshomaruUeshibasensei, doumoarigatougozaimashita.”
Marco D’Amico